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I sette sistemi emotivi di base di Panksepp e il sistema della ricerca implicato nelle dipendenze comportamentali

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Jaak Panksepp e le neuroscienze affettive

Jaak Panksepp (1943) è uno psicologo americano, psicobiologo e ricercatore in neuroscienze, presso la Washington State University ed Emeritus Professor presso il Dipartimento di Psicologia della Bowling Green State University.
Il maggiore contributo di Panksepp è di aver evidenziato che, nei mammiferi più primitivi
come nell’essere umano, esistono sette principali neuro circuiti o sistemi neuronali delle
emozioni.
Nei suoi ultimi libri Affective Neuroscience e The Archeology of Mind, (2012), Panksepp espone l’evoluzione dei neurocircuiti che sottostanno alle principali emozioni e identifica sette principali neurocircuiti o “sistemi emotivi” che regolano i principali aspetti della nostra vita, evidenziando anche come le loro alterazioni, iperattivazioni e inibizioni sono all’origine delle principali malattie psicosomatiche e dei disturbi psicologici.
Il libro di Panksepp “L’archeologia della mente” sarà presto pubblicato in italiano dalle
edizioni Cortina.

Questi sette principali neurocircuiti o sistemi emotivi, rinominati utilizzando una
nomenclatura maiuscola, sono:
1) il sistema della RICERCA, del desiderio e dell’euforia, legato alla Dopamina.
2) il sistema della RABBIA e della dominanza, legato al testosterone e alla serotonina
3) il sistema della PAURA e dell’ansia, legato al cortisolo,
4) il sistema della SESSUALITÀ e del desiderio, legato agli ormoni sessuali,
5) il sistema della CURA e dell’amorevolezza, legato all’ossitocina
6) il sistema della TRISTEZZA, del panico e della solitudine, legato all’assenza della CURA
7) il sistema della GIOCO, della fantasia e della gioia, legati alla dopamina e all’endorfina

1) IL SISTEMA DELLA RICERCA/DESIDERIO

Il circuito dell’entusiasmo e della passione
Il sistema della RICERCA è di centrale importanza nel cervello e nella vita di ogni persona.
Ogni azione o motivazione positiva, che stimola una risposta attiva, passa per questo circuito, che è profondamente connesso con differenti aree cerebrali istintive, emotive e cognitive. È il sistema che aiuta a trovare i modi per vivere la vita con piacere e soddisfazione. A tutti i livelli.
Il sistema della RICERCA è stato chiamato anche “circuito del piacere” o “sistema del rinforzo” e la sua mancanza è percepita come “punizione”. È mediato dalla Dopamina.
Quando il sistema della ricerca e i livelli della dopamina sono in difetto abbiamo i segni di
demotivazione che può aggravarsi fino alla depressione. Lesioni bilaterali del circuito della
ricerca portano gli animali a non curarsi più di sé stessi fino a morire. Quando invece il
sistema è in eccesso abbiamo comportamenti euforici ed esagerati fino agli episodi maniacali.
Heysenk, teorico delle personalità, divise le personalità in estroverse ed introverse; questa
caratteristica venne associata al SEEKING SYSTEM che originariamente fu chiamato sistema del piacere. I comportamentisti hanno associato questo sistema come sistema della motivazione e il suo opposto al sistema dell’evitamento. Esiste un “affective neuroscience personality scale” in cui possono essere statisticamente distinte le personalità derivate dal sistema della RICERCA, della CURA e del GIOCO legati a effetti positivi e dei sistemi della PAURA, della RABBIA e della TRISTEZZA legate a fattori negativi. Il sistema della ricerca nell’essere umano manifesta non solo una ricerca di piacere fisico o emozionale ma anche gli elementi della curiosità e della conoscenza in genere. I danni o l’abbassamento dell’attività del sistema della RICERCA si evidenziano come una forma senza speranza di depressione caratterizzata da letargia e assenza di ogni desiderio di attività.

Il sistema della RICERCA è fortemente collegato al sistema dopaminergico, alla dopamina; la sua attivazione rende gli animali e gli esseri umani alla ricerca entusiastica di ogni tipo di risorsa che desiderano.
Il primo elemento che attiva il sistema della RICERCA è il bisogno primario di cibo e di
bilanciamento omeostatico (HBP Homeostatic Body Pleasure). Il sistema della RICERCA è anche attivato dalle esperienze negative, dall’allontanamento e dell’evitamento. Sul piano emotivo la mancanza di amorevolezza, di gioco o di relazioni sociali attiva la ricerca di compagnia e di gioco. Anche i bisogni sessuali attivano il sistema della RICERCA.
Le sensazioni di dolore psicologico e di solitudine sono attivate da alti livelli di CRF, l’ormone precursore dello stress, e da una mancanza di endorfine. Quando le persone e gli animali hanno alti livelli di oppioidi endogeni sperimentano situazioni affettive positive e comfort esattamente come se fossero in compagnia di buoni amici o di persone amate. Se le endorfine sono basse e il CFR alto si genera un sentimento di solitudine, di malessere, fino alla percezione di sentirsi miserabili. Una scarsità di endorfina attiva il sistema della RICERCA che spinge persone e animali a cercare compagnia e socializzazione. Il GABA normalmente inibisce il sistema della RICERCA. Quando persone e animali sono in pericolo il sistema della RICERCA promuove soluzioni per trovare sicurezza e rifugio. Il sistema della RICERCA negli animali è fortemente legato alla ricerca del cibo e alla caccia.
Tutte le droghe attivano il sistema dopaminergico. Negli esseri umani il sistema della
RICERCA attiva la pianificazione, la strategia, il gioco e ha una forte connessione con la
corteccia frontale, la parte più sviluppata del sistema cognitivo. L’attivazione del sistema della
RICERCA attiva la neocorteccia ed energizza i processi cognitivi, sviluppando una dimensione
virtuale non istintiva ma mentale, culturalizzata o idealizzata. Il sistema della RICERCA nelle
persone creative come architetti, artisti, scrittori, studiosi e filosofi li spinge alla ricerca di
nuove esperienze, di nuovi concetti, a trovare vie migliori di risolvere e di esprimere sé stessi.
Gli scienziati si cimentano in ricerche che possano rivelare le leggi della natura. Questo
sistema dà energia alla creatività umana e può essere considerato il motore mentale di tutta la
civilizzazione. Anche in questo caso si evidenzia come la neocorteccia, la sorgente
dell’intelletto umano, è di fatto un sistema cognitivo al servizio del sistema emotivo. Il sistema
della RICERCA apre le porte che ci permettono di sistema della RICERCA interagire col mondo
e con la conoscenza.
Il sistema della RICERCA è fortemente collagato alla dopamina ma è molto di più che una
semplice attivazione di un neurotrasmettitore. È un complesso meccanismo generatore di
conoscenze e di idee.

Neuroanatomia del sistema della RICERCA
La traiettoria del sistema della RICERCA si sviluppa, dal basso verso l’alto, partendo dal VTA
(ventral tegumental area) verso tre maggiori direzioni: i) il medial forebrain bundle (MFB)
e l’ipotalamo laterale (LH), ii) il nucleo accumbens e, iii) la corteccia prefrontale mediale
attraverso il circuito dopaminergico mesolimbico e mesocorticale.
Il nucleo accumbens è il maggior centro che gestisce l’apprendimento e i desideri. Negli esseri
umani le ramificazioni del circuito dopaminergico sono limitate alla semplice corteccia
mentre negli esseri umani si estendono e attivano moltissime aree superiori della
neocorteccia e questo dimostra come il sistema della RICERCA negli esseri umani attiva una
componente cognitiva molto elevata come la conoscenza e la comprensione scientifica,
artistica o spirituale che non ha equivalenti negli altri animali.
Il sistema dopaminergico opera in associazione con molti altri sistemi del cervello come i
sistemi dopaminico e noradrenalinico che controllano l’attivazione generale e il sistema
dell’attenzione mediati dall’acetilcolina, dal GABA e dal glutammato.
Le esperienze particolarmente piacevoli vengono intensamente memorizzate e questa è la
base di una possibile dipendenza.
Il sistema della RICERCA è fortemente connesso con il neurotrasmettitore dopamina (DA).
L’abuso di droghe come la cocaina o l’anfetamina sono basate sull’aumento degli effetti della
dopamina e quindi sull’attivazione del sistema della RICERCA. Se viene sovrastimolato il
sistema della RICERCA genera comportamenti stereotipati e negli esseri umani induce un
intenso interesse verso cose molto mondane. Se questo tipo di eccitamento viene sostenuto
per molto tempo le persone diventano sospettose e sviluppano tendenze paranoidi. Come si
è visto l’iperattivazione di questo sistema tende a generare disturbi psichiatrici come la
schizofrenia paranoide.
Anche il glutammato, il maggiore neurotrasmettitore eccitatorio del cervello, gioca un ruolo
centrale nell’acquisizione di funzioni (apprendimento) del sistema della RICERCA. Il
glutammato particolare in attiva i processi di apprendimento legati al piacere.

Patologie del sistema della RICERCA
L’equilibrio del sistema della RICERCA è fondamentale per il benessere fisico e psicologico. Se
il sistema della RICERCA viene ipostimolato o sovrastimolato provoca disordini emotivi che
vanno dalla depressione alla psicosi. Come evidenziava Oliver Sacks il Parkinson genera una
riduzione della dopamina che può portare ad una grave depressione. La riattivazione del
sistema della RICERCA dovuto alla cura con L-dopa può generare sensazioni di grande euforia
e: “senso di resurrezione, di rinascita, un senso di benessere che arriva alla grazia.”
L’abbondanza di dopamina che sovrastimola il sistema della RICERCA in tali pazienti, genera
sintomi psicotici come un senso di irrealistico destino e desiderio.
Quando il sistema della RICERCA è cronicamente ipoattivo emergono i sintomi della
depressione come spesso si evidenziano nel calo successivo all’abuso di cocaina o anfetamina.
Dall’altro lato l’eccesso del sistema della RICERCA genera schizofrenia, fantasie psicotiche,
delusioni psicotiche, stati maniacali e pensieri paranoidi.
Una delle funzioni della neocorteccia è l’abilità di generare concetti e connessioni di causa ed
effetto. Quando viene sovrastimolata la corteccia frontale, che produce “working memories”,
attiva un’abbondanza di pensieri e concetti su come il mondo è organizzato. Spesso genera
importanti ispirazioni e comprensioni su come il mondo funziona e sulle infinite possibili
profonde connessioni anche quando vi sono solo semplici relazioni o anche se non ci sono
correlazioni del tutto. Quando questo avviene la persona tende a sviluppare grandi ma spesso
errate conclusioni. Questa modalità mentale è quindi facilmente portatrice di altrettanto
grandi delusioni.
Queste modalità iperattivate della dopamina e del sistema della RICERCA tendono a generare
un accresciuto senso di sé, una sensazione di grandeur, che genera comprensioni
sproporzionate e poi psicotiche delusioni di grandezza. Nei pazienti schizofrenici si notano
false associazioni tra normali eventi della vita (ad es. la rottura di uno specchio a loro caro) e
un evento catastrofico nel mondo (come il crollo delle torri gemelle).
Lo stress può aumentare la concentrazione di dopamina nelle corteccia frontale, e spiega
come uno stato di severa tensione può facilitare l’emergere di strutture di pensieri paranoidi e
schizofreniche. Alcune ricerche hanno evidenziato una relazione tra questo tipo di pensieri e i
sogni. I neuroni dopaminergici sono particolarmente attivi durante il sonno REM. È quindi
possibile concludere che un’alta attività dopaminica avviene nel cervello sia durante il sogno che nella schizofrenia.

Gli altri sistemi emotivi qui: http://www.psicosomaticapnei.com/pdf/2013/settesistemi.pdf

IL SISTEMA CEREBRALE DELLA RICERCA E LE DIPENDENZE COMPORTAMENTALI

Iacopo Camozzo Caneve

Il sistema della ricerca attiva l’organismo e lo pone in uno stato di euforica bramosia nel suo volgersi verso tutto questo; non richiede una ricompensa, non c’è bisogno di alterazione chimica come può accadere tramite la sostanza; è il semplice volgersi verso, lo stato mentale desiderante a rappresentare il motore per la ripetizione del comportamento.

Dalla seconda metà del secolo scorso un circuito cerebrale ha ricevuto un’attenzione particolare, e più di altri ha dato luogo a interpretazioni differenti che si sono succedute nel tempo; si tratta del fascicolo prosencefalico mediale (MFB) che, attraverso l’ipotalamo laterale (LH), connette regioni del tronco encefalico inferiore con regioni superiori fino alla corteccia mediale frontale.

La storia di questo circuito ebbe inizio con la scoperta nel 1954 da parte di Olds e Milner (Olds, J., MIlner, P., 1954) del fatto che in laboratorio gli animali agivano (attraverso elettrodi opportunamente sistemati) per procurarsi continuativamente stimolazioni elettriche in specifiche zone del cervello: il circuito interessato fu subito denominato “sistema del piacere”, o, più avanti, sistema della ricompensa cerebrale e sistema del rinforzo, credendo quindi di aver identificato il sistema cerebrale utilizzato dal cervello per scatenare le sensazioni di piacere implicate nei comportamenti “consumatori” (che si trattasse di mangiare del cibo, avere un rapporto sessuale o altri).

Negli anni, dopo una serie di interpretazioni del significato di questo circuito che continuavano sostanzialmente ad andare nella stessa direzione, intendendolo quindi come una fonte di “gratificazione a scopo raggiunto”, Jaak Panksepp e il suo gruppo hanno avanzato, dati alla mano, una proposta alternativa che vede questo stesso circuito implicato non nel piacere derivante dalla consumazione (o, per noi umani, dal raggiungimento dello scopo) quanto nella “anticipazione bramosa delle ricompense”; si è vista infatti essere l’area del setto quella implicata nella piacevole consumazione, mentre il sistema MFB-LH, da adesso denominato sistema della RICERCA, è piuttosto interessato in una aspecifica “energizzazione” dell’organismo che si impegna in comportamenti di ricerca (ricerca che può essere rivolta al cibo, a una tana per i cuccioli, un compagno/a sessuale…).

In questo modo, compare anche una lettura nuova della dinamica organismo-ambiente (soprattutto per quell’organismo particolare che è l’essere umano) che sostituisce a una concezione dell’organismo come passivo elaboratore di informazioni provenienti da un mondo che “arriva”, l’idea di un organismo attivo che, appunto, in ogni momento cerca, indipendentemente da un bisogno omeostatico impellente, e che dal cercare trae uno stato di euforica bramosia di gran lunga più gratificante di quanto uno scopo, una volta raggiunto, non sia in grado di produrre.

La bramosia anticipatoria della ricerca ha un tale potere euforizzante da essere ricercata in quanto tale (per questo, la confusione durata anni con il sistema del piacere) e si può ben vedere nella frenetica auto-stimolazione, in situazioni sperimentali appositamente progettate, di tali aree cerebrali da parte degli animali; una pulsione alla ricerca, quindi, totalmente differente dal piacevole senso di liberazione associato alla consumazione che si può osservare quando invece gli animali sono messi nelle condizioni di stimolare l’area del setto.

Negli esseri umani, il sistema della RICERCA ha la caratteristica di essere interessato non solo nei bisogni di base (cercare cibo, una tana, fuggire da un predatore…) ma è al servizio di più complessi bisogni sociali e “intellettuali”, oltre che potersi orientare verso i più disparati e allettanti stimoli del mondo circostante, dalle scintillanti luci di una sala da gioco, alle luccicanti vetrine dei parchi-per-gli-acquisti appositamente costruiti, sino alle “promesse sociali” dei social network. RICERCA è un sistema senza morale, un imperativo che dice all’organismo “alzati e vai”, ce la puoi fare.

Il sistema della RICERCA attiva l’organismo e lo pone in uno stato di euforica bramosia nel suo volgersi verso tutto questo; non richiede una ricompensa, non c’è bisogno di alterazione chimica come può accadere tramite la sostanza; è il semplice volgersi verso, lo stato mentale desiderante (terminologia non usata da Panksepp) a rappresentare il motore per la ripetizione del comportamento, grazie alla sua capacità di evocare uno stato del corpo e della mente che sono di per sé gratificanti. Negli esseri umani (negli animali si può desumere unicamente da indizi comportamentali) tale bramosia anticipatoria si accompagna all’accresciuto senso di sé di chi ha la percezione, anche svincolata da qualsiasi indizio razionale, di essere in grado di trovare quello che sta cercando e di poter fare accadere le cose nel mondo così come vuole (immediato il parallelo con l’irrazionalità di certi comportamenti dei giocatori d’azzardo).

E così, a dispetto della propria razionalità, nonostante una parte della mente possa cogliere l’assurdità del comportamento, l’attesa mentre la pallina salta sulla roulette che gira vorticosamente, il tempo per accedere sullo smartphone alla propria e-mail, l’occhio che corre lungo la vetrina alla ricerca del prezzo più basso…tutto questo può essere ricercato di per sé, per la sua qualità soggettiva non solo piacevole, ma di vera e propria grandiosità, a un senso di saper fare e poter fare, tanto quando si tratta di saper trovare la soluzione a un problema quanto se si tratta di poter farcela al tavolo da gioco.

Programmato in un mondo oggettivamente più pericoloso ma nonostante tutto meno ingannevole e stimolante, il sistema della RICERCA si trova oggi in una realtà circostante troppo piena di “esche”: e-mail, sale gioco, centri per lo shopping…gli esempi si moltiplicano, e le dipendenze comportamentali possono trarre proprio da questi circuiti l’energia per andare avanti.

La stessa energia, d’altronde, che ci ha permesso di esplorare il nostro pianeta (e oltre), conoscere, scoprire, capire… E’ infatti lo stesso sistema della RICERCA quello che si attiva nella curiosa esplorazione del nostro ambiente, quello che ci fa cercare la soluzione a un problema relazionale o lavorativo o ci spinge a gironzolare per una libreria alla ricerca della prossima lettura o, più prosaicamente, quello che ci ha spinti ad arrivare sin qui nella lettura di questo articolo.

Fonte: http://www.stateofmind.it/2015/04/sistema-cerebrale-ricerca-dipendenze/

 

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Riflessioni varie

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Idealizziamo chi non lo merita. Crediamo in qualcuno solo perché in quella persona abbiamo riposto il nostro futuro. Ma quando il miraggio svanisce, quando la figura mitizzata perde il suo fascino ed il suo prestigio, e riusciremo a coglierne la vera natura, resteremo profondamente scossi, increduli e disillusi. E con un’amarezza mista a rassegnazione, dovremo ammettere che la nostra percezione ci ha ingannato e l’errore più grande lo abbiamo commesso noi stessi, per aver creduto e dato fiducia a qualità inesistenti.

Quando la nostra mente si abbandona alle abitudini ed alle consuetudini, facilmente a lungo andare subentrerà la noia. Quando nulla sembrerà cambiare e ripeteremo sempre le stesse azioni e le stesse frasi…avremo bisogno di un bello scossone per risvegliarci. La vita prima o poi ci indurrà a pagare il conto per il nostro annichilamento, e prima ci ridesteremo dal nostro torpore e più facilmente incasseremo le eventuali batoste.

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Orgoglio e autostima per Nathaniel Branden

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Definizione di orgoglio per Nathaniel Branden

“Se l’autostima riguarda l’esperienza della nostra competenza e del nostro valore, l’orgoglio riguarda il piacere più esplicitamente consapevole che proviamo grazie alle nostre azioni e ai nostri successi. L’autostima considera quello che c’è da fare e dice: “Sono in grado”. L’orgoglio considera quello che è stato fatto e dice “Ce l’ho fatta”. L’orgoglio autentico non ha niente a che vedere con la millanteria, la boria e l’arroganza. Nasce da tutt’altra radice. La sua fonte non è il vuoto, ma la soddisfazione. Non nasce per “dare prova” ma per “gioire”. L’orgoglio non è neppure l’illusione di essere senza difetti o mancanze (come suggeriscono talvolta i religionisti). Possiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto o siamo diventati pur riconoscendo i nostri errori e imperfezioni. Possiamo sentirci orgogliosi pur possedendo e accettando quella che gli junghiani chiamano “la nostra ombra”. In breve, l’orgoglio non comporta in nessun modo che si perda di vista la realtà.” Nathaniel Branden

Altri articoli:

Definizione d’autostima per Nathaniel Branden nelle sue due componenti fondamentali

L’autoefficacia di Albert Bandura

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L’autostima per Nathaniel Branden: rispetto di sé e senso di efficacia o autoefficacia

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La definizione o significato del concetto di autostima per Nathaniel Branden nelle sue due componenti fondamentali.

Senso di efficacia o autoefficacia.

“Ho definito senso di efficacia quell’esperienza di potere di base o competenza che associamo a una sana autostima, e rispetto di sè l’esperienza della dignità e del valore personale. Il significato generico di queste parole è chiaro, ma desidero esaminarle più da vicino. Prima di tutto il senso di efficacia. Essere efficaci (nel senso del termine che si trova sul dizionario) significa essere capaci di produrre un risultato desiderato. La fiducia nella nostra efficacia è la fiducia nella propia capacità di imparare e di fare tutto ciò che è necessario per raggiungere i nostri obiettivi, nella misura in cui il successo dipende dai nostri sforzi. Razionalmente non giudichiamo la nostra competenza, nel senso che diamo qui alla parola, in base a fattori estranei al nostro controllo. Per sentirci efficaci non è necessario essere né onniscienti né onnipotenti. Il senso di efficacia non è la convinzione di essere infallibili: è la convinzione di essere capaci di pensare, giudicare e sapere – e di correggere i nostri errori. È fiducia nei nostri processi e nelle nostre abilità mentali. Il senso di efficacia non è la certezza che saremo in grado di superare tutte le sfide della vita: è la convinzione di poter imparare tutto quello che ci serve sapere e di doverci impegnare a fare razionalmente del nostro meglio per svolgere i compiti e vincere le sfide che i nostri stessi valori ci impongono. Il senso di efficacia è più profondo della fiducia nel nostro sapere e nelle nostre abilità specifiche basata su successi passati – anche se ovviamente ne è alimentato. È la fiducia nella nostra capacità di pensare, nella nostra coscienza e nel modo in cui scegliamo di usarla. Si tratta ancora una volta di fiducia nei nostri processi, e di conseguenza di una disposizione ad aspettarci il successo dai nostri sforzi. Non avere il senso della propria efficacia, aspettarsi la sconfitta anzichè la vittoria, vuol dire essere interrotti, minati o paralizzati (in vari gradi) nei nostri sforzi di affrontare i compiti e le sfide che la vita ci presenta.”

Rispetto di sé

“Così come il senso di efficacia si porta dietro l’aspettativa naturale del successo, il rispetto di sé si porta dietro l’aspettativa naturale dell’amicizia, dell’amore e della felicità, come risultato di quello che siamo e di quello che facciamo. (Concettualmente possiamo isolare le due componenti per analizzarle, ma nella realtà della nostra esperienza quotidiana si sovrappongono continuamente, e l’una implica l’altra.)   Il rispetto di sé è la convinzione del proprio valore. Non è l’illusione di essere “perfetti” o superiori agli altri: è la convinzione che la nostra vita e il nostro benessere valgono la pena di essere sostenuti, protetti e nutriti; che siamo bravi, valiamo qualcosa e meritiamo il rispetto degli altri; e che la nostra felicità e realizzazione personale sono abbastanza importanti per spenderci della fatica. Per quanto riguarda la nostra infanzia, una delle radici del rispetto di sé è l’esperienza dell’essere trattati con rispetto dai genitori e dagli altri membri della famiglia. Per quanto riguarda invece le nostre azioni, una delle radici è l’essere soddisfatti delle nostre scelte morali – un particolare aspetto dell’essere soddisfatti dei nostri processi mentali. Spesso capita di incontrare persone molto più sicure della loro competenza, in questo o quell’ambito, che del diritto di essere felici.”

Da “I sei pilastri dell’autostima” di Nathaniel Branden.

Indice del libro:

INDICE
PARTE I -L’autostima: principi di base
1.L’autostima il sistema immunitario della coscienza
Una definizione preliminare
Lo schema di base
L’impatto dell’autostima osservazioni generali
L’amore
Il luogo di lavoro
Le profezie che si avverano grazie a sé stesse
La stima di sé come bisogno fondamentale
Troppa autostima?
Quando niente è abbastanza
Una parola di ammonimento
Le sfide del mondo moderno

2. il significato dell’autostima
La radice del nostro bisogno di autostima
La competenza
Il senso del proprio valore
L’orgoglio

3. Il volto dell’autostima
L’autostima e l’azione
4. L’illusione dell’autostima
Pseudoautostima
L’indipendenza

PARTE II – Le fonti interne dell’autostima
5. L’azione come punto centrale
La volontà e i suoi limiti
I limiti dell’essere genitori
I blocchi interni
Quello che sappiamo
Frasi da completare
Le sei pratiche

6. La pratica di vivere consapevolmente
Il tradimento della coscienza
Possibili malintesi
Essere responsabili nei confronti della realtà
Come vivere consapevolmente
Due parole sulle dipendenze
Un esempio personale
La consapevolezza e il corpo
Frasi da completare per imparare l’arte di
vivere consapevolmente
Una sfida

7. La pratica dell’accettazione di sé
Il primo livello
Il secondo livello
Il terzo livello
Un esercizio
Ascoltare i sentimenti
Un esempio personale
Un esperimento
Quando l’accettazione di sé sembra impossibile
Due false credenze
Frasi incomplete per facilitare l’accettazione di sé
Il peggior crimine verso noi stessi: negare
l’inequivocabile

8. La pratica del senso di responsabilità
Le azioni implicate nella pratica del
senso di responsabilità
Un chiarimento
Alcuni esempi
Un esempio personale
La produttività
Pensare con la propria testa
Il principio morale
Frasi incomplete per favorire il
senso di responsabilità
Non verrà nessuno

9. La pratica dell’affermazione di sé
Che cos’è l’affermazione di sé
Che cos’è e che cosa non è l’affermazione
di sé
La paura dell’affermazione di sé
Esempi
Un esempio personale
Frasi incomplete per facilitare l’affermazione
di sé
Il coraggio

10. La pratica di darsi un obiettivo
La produttività e gli obiettivi
L’efficacia e gli obiettivi
L’autodisciplina
Che cosa implica darsi un obiettivo
Chiarirsi cosa vuol dire darsi degli obiettivi
Alcuni esempi
Esempi personali
Frasi incomplete per aiutare sé stessi a
darsi degli obiettivi

11. La pratica dell’integrità personale
La coerenza
Quando tradisco i miei standard
Superare i sensi di colpa
E se i nostri valori sono irrazionali?
Seguire la propria felicità
Esempi
Un esempio personale
Frasi da completare per facilitare la pratica
dell’integrità
Un’applicazione pratica
Mantenere la propria integrità in un mondo corrotto
Il principio della causa reciproca

12. La filosofia dell’autostima
Le credenze che riguardano se stessi e sostengono
l’autostima
Generiche
Vivere consapevolmente
L’accettazione di sé
Il senso di responsabilità
L’autoaffermazione
Darsi un obiettivo
L’integrità personale
Le credenze che riguardano la realtà e sostengono
I’autostima
Commenti
Uno standard di valori

PARTE III – Influssi esterni: I’io e gli altri
13. Alimentare l’autostima di un bambino
Gli antecedenti dell’autostima
La sicurezza
Il contatto fisico
L’amore
L’accettazione
Il rispetto
La visibilità
Cure appropriate all’età
Lode e critica
Le aspettative dei genitori
Consigli per ulteriori letture
Gli errori dei figli
Il bisogno di ragionevolezza
Il bisogno di strutture
Una cena in famiglia
Gli abusi sui minori
Questioni urgenti
Il distacco strategico
I genitori come veicolo dell’evoluzione personale

14. L’autostima nelle scuole
Gli obiettivi dell’educazione
L’autostima degli insegnanti
Le aspettative
L’ambiente classe
Capire i sentimenti
Trattare con gli altri
Competenza e capacità
Le curve di livello
L’ individualità cognitiva
Lo studente obbediente e lo studente responsabile
Implicazioni morali
I programmi di autostima

15. L’autostima e il lavoro
Il contesto
Le sfide
Trarre il meglio dalle persone

Quello che possono fare i dirigenti
Il ruolo del capo
La possibilità di fare del bene
16. L’autostima e la psicoterapia
Gli obiettivi della psicoterapia
Il clima della psicoterapia
Scoprire il lato ” brillante ”
Strategie di sopravvivenza
Integrare le sottopersonalità
Le capacità che un terapeuta orientato
all’autostima non può non avere
Paura, dolore e il miglioramento dei fattori negativi
La terapia del futuro

17. L’autostima e la cultura
II bisogno di autostima non è ‘ culturale ”
L’universalità dei problemi legati all’autostima
L’influenza della cultura
La mentalità tribale
La mentalità religiosa
La cultura americana
L’individuo e la società

18. Conclusioni: I sei pilastri dell’autostima
Appendice A – Critica delle altre definizioni
di autostima
Appendice B – Frasi da completare per costruire
I’autostima
Appendice C – Consigli per altre letture
Note
Ringraziamenti
Indice dei nomi e delle opere

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Le inquietudini e i dubbi di Jules Renard

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Dal Diario di Jules Renard:

“Passo un brutto momento. Tutti i libri mi disgustano. Non faccio niente. Mi accorgo più che mai di non servire a niente. Sento che non concluderò nulla, e queste righe che sto scrivendo mi sembrano puerili, ridicole e anche, e anzi soprattutto, assolutamente inutili. Come me la caverò? Ho una risorsa: l’ipocrisia. Resto chiuso in camera mia per delle ore, e tutti credono che io lavori. Forse mi si compiange, forse qualcuno mi ammira per questo, e io invece mi annoio e sbadiglio, l’occhio pieno di riflessi gialli, i riflessi dell’itterizia della mia biblioteca. Ho una moglie che è una creatura dolce, forte e piena di vita, un bambino che formerebbe il vanto di un concorso di bellezza infantile, e non ho la più piccola forza per godere di tutto ciò. So che questo stato d’animo non può durare. Tornerò ad avere speranze, sarò nuovamente coraggioso, farò un nuovo sforzo. Magari queste confessioni servissero a qualcosa! Se più tardi io potessi diventare un grande psicologo! Ma non mi credo abbastanza vitale. Morirò prima del tempo, o mi arrenderò, e diventerò un ubriacone, alcoolizzato di fantasticherie. Sarebbe meglio spaccar le pietre e zappare la terra. Passerò dunque tutta la mia vita, corta o lunga, a ripetermi che sarebbe stato meglio esser stato un’altra cosa? Perchè questo altalenare della nostra anima, questo va e vieni dei nostri entusiasmi? Le nostre speranze sono come le onde del mare: quando si ritirano lasciano a nudo un mucchio di cose nauseabonde, di conchiglie fetide e di granchi; di granchi morali, puzzolenti, dimenticati dal mare, che si strascinano di sghembo per ritrovare l’onda. Nulla è più sterile vita di un letterato che non “arriva”! Mio Dio! Io sono intelligente, più intelligente di molti altri. E’ evidente, perchè leggo senza addormentarmi La tentation de Saint Antoine di Flaubert. Ma questa intelligenza è come un’acqua che scorre inutile e sconosciuta, e che non ha ancora trovato il suo mulino. Si, è così: io non ho ancora trovato il mio mulino. Lo troverò mai?”  Jules Renard 17 Marzo 1890

Jules Renard (1864 – 1910) è stato uno scrittore e autore di aforismi, francese.

L’Iliade e la società della vergogna.

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